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Giovani e lavoro: pessimismo e rassegnazione

Mag 2, 2024 | Lavoro

Bisogno di calma e leggerezza, onestà e rispetto tra i valori più importanti, mancanza di prospettive stabili, il lavoro come strumento economico e non come realizzazione personale.

Il Rapporto Giovani e Lavoro di LegaCoop e Ipsos

Sono alcuni elementi che emergono dal rapporto Giovani e Lavoro dell’Area Studi di LegaCoop, insieme a Ipsos. Uno studio (500 interviste su tutto il territorio nazionale) incentrato sul rapporto tra giovani, occupati e non, e mondo delle imprese, pubbliche o private. Ma anche sul senso stesso del ‘lavoro’ nella società contemporanea.

Tante le domande rivolte a un campione con una età compresa tra i 18 e i 34 anni, in maggioranza maschi e con il Nord Ovest e il Sud come aree geografiche più rappresentante. Per il 50% degli intervistati il valore più importante è il rispetto (50%), seguito da onestà (44%), libertà (42%), amicizia (41%), sincerità (37%). Sorprende al quinto posto il ‘senso della famiglia’ (36%).

Il lavoro è solo all’ottavo posto tra i “valori”

Chiedono calma (33%), leggerezza 29%) e amicizia (28%), cosi come sono importanti il senso di libertà e di sicurezza (27%). I legami affettivi, l’impegno, la comunità sono esigenze poco sentite. Gli under 35 si sentono istintivi, frizzanti e introversi, romantici e sentimentali. Pensano che la principale sfida per il futuro sia il contrasto al cambiamento climatico, il miglioramento della sanità pubblica, la riduzione della povertà e delle diseguaglianze sociali.

Poca fiducia nel futuro

Non compare la parola guerra, nemmeno tra le opzioni di domanda. Curioso. Ma hanno poca fiducia nel futuro. Per il 32% i giovani non hanno prospettive, per il 32% la stabilità sul posto di lavoro è ormai un concetto del passato e tra i principali problemi della società italiana indicano la mancanza di riconoscimento del merito (26%), la mancanza di un sostegno alla famiglia e alle giovani coppie (23%) e un robusto 22% denuncia come le differenze di genere soprattutto nel mondo del lavoro siano ancora un grosso ostacolo per il Paese. Per il 41% degli intervistati il lavoro rappresenta una voce di reddito, solo il 29% lo vede come strumento di realizzazione della persona. È un diritto per il 39%.

Del mondo del lavoro spaventa più di tutto lo sfruttamento (dato per implicito dal 40% del campione), la mancanza di tempo per se stessi, le difficoltà con i colleghi, la spersonalizzazione. Del lavoro conta più di tutto lo stipendio (51%), l’indipenza (il 24% non vuole lavorare ‘sotto padrone’), la possibilità di potersi gestire autonomamente. Solo il 13% pensa a un risvolto socialmente utile del proprio lavoro. È un quadro di diffusa disillusione, di frustrazione data per sicura compagna di vita , dove al primo posto si pone la questione del salari e la difficoltà nell’immaginarsi un miglioramento del proprio status sociale.

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