Glossario fragile, le parole da maneggiare con cura

Mar 25, 2024 | Cooperazione

Foto Mirko Loche / Legacoop

di Federico Viganò | Giornalista

“Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!”, diceva Michele Apicella, l’alter ego cinematografico di Nanni Moretti, nel film Palombella Rossa. Ma come esprimerci in modo adeguato quando parliamo e scriviamo di disabilità e fragilità? Alla domanda, non banale, prova a dare risposta un’iniziativa “collettiva” di Legacoopsociali, che a inizio 2023 ha iniziato a compilare il Glossario fragile, una raccolta di termini spiegati e raccontati grazie alla collaborazione di cooperatori e studiosi.

 “Disabile”, “Presa in carico”, “Caregiver”, “Disagio”, “Utente”, “Tossico”, “Psicopatico”. Sono alcune delle parole già inserite nel Glossario fragile, in continuo aggiornamento. Parole da “maneggiare con cura” perché si riferiscono alle persone destinatarie degli interventi delle cooperative sociali e a fragilità, appunto, che vanno raccontate in modo corretto, rispettoso e davvero inclusivo.

Parlando di linguaggio, il Glossario fragile vuole essere una bussola non soltanto per la comunicazione sociale, ma anche per gli operatori dell’informazione impegnati nel racconto di fatti e contesti sensibili che hanno a che fare con temi come disabilità, salute mentale, dipendenze. Uno strumento per contrastare pregiudizi e stereotipi modellati da un lessico a volte discutibile e da narrazioni parziali, frutto magari dell’uso inconsapevole di automatismi consolidati nel tempo e ormai superati.

Quindi non “fragile” ma “persona di cui curarsi”; “persona con disabilità” invece che “disabile” o “speciale”; “persona”, magari con il suo nome proprio, al posto dell’anonimo e spersonalizzato “utente”; “bambino” o “ragazzo” da preferire a “minore”, che ha un’accezione prettamente giuridica. Sono solo alcuni esempi – raccolti anche attraverso questionari tra operatori dell’informazione – che spaziano tra vari mondi, tra cui c’è quello del lavoro (le “badanti”, altra parola analizzata, non apprezzano questa definizione, preferendo la qualifica di “assistente familiare”).

Non un semplice vademecum ma un elenco ragionato, contestualizzato, lontano da una logica di sterile politically correct. “Le parole sono lo strumento con cui ci mettiamo in relazione, sia in presenza che a distanza e, al di là delle definizioni che si aggiornano ed evolvono nel tempo, devono essere rispettose e appropriate. Ma, poiché non è solo e tanto la parola quanto l’uso che ne viene fatto, abbiamo voluto dare un contributo, aperto e costruttivo, alla cura delle parole nella comunicazione del settore con le istituzioni, sui social, nei media e fra le persone”, ha spiegato la presidente di Legacoopsociali Eleonora Vanni.

E in effetti l’originalità del Glossario fragile, composto da schede che raccontano le parole non soltanto dal punto di vista etimologico ma anche nell’uso e nel significato che assumono nel contesto odierno, è anche quella di andare alla sostanza della questione del “linguaggio inclusivo” uscendo anche da un panorama omologato che ha spostato la riflessione su un piano per così dire estetico, accontentandosi di un asterisco qui e di un segno grafico là (basti pensare alla “ə”, o schwa), mentre ancora si leggono e si sentono termini scorretti che contribuiscono a dare un immagine negativa o marginale delle persone con fragilità.

Il Glossario fragile, progetto ideato dal Gruppo Comunicazione di Legacoopsociali presentato nel 2023 con una serie di eventi in varie regioni d’Italia, sarà al centro di un convegno a Napoli sabato 5 aprile 2024 (Sala Pignatiello di Palazzo San Giacomo), poi a Parma (8 maggio), Torino (16 maggio) e Arezzo (28 giugno).

Qui si può sfogliare il Glossario fragile, documento sempre work in progress.

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