Rinnovo CCNL: tempi moderni per i lavoratori delle cooperative sociali

Feb 4, 2024 | Cooperazione

Dedichiamo il primo articolo di “Vengo anch’io” al lavoro, entrando nel merito del rinnovo del CCNL cooperative sociali (triennio 2023-25), firmato lo scorso 26 gennaio dalle centrali cooperative (Legacoop, Confcooperative, AGCI) e dai sindacati confederali (Fp-Cgil, Fp-Cisl, Fisascat-Cisl, Uil-Fpl e Uiltucs). Si tratta di un rinnovo atteso da molti, troppi, anni, considerato che il precedente contratto era scaduto con la fine del 2019.

Cominciamo dalle novità introdotte, che riguardano sia l’aumento dei compensi, sia il potenziamento di diversi istituti posti a tutela dei soci e dei lavoratori delle Cooperative sociali. 

Aumenti

Quanto agli aumenti, calcolati sul livello C1 da riproporzionare quindi a seconda degli inquadramenti, sono previsti incrementi salariali dei minimi conglobati della retribuzione pari a 120 euro complessivi, riconosciuti in tre diversi momenti: 60,00 euro con la mensilità di febbraio 2024; 30,00 euro con la mensilità di ottobre 2024, 30,00 euro con la mensilità di ottobre 2025.

Un discorso a parte riguarda il personale educativo senza titolo di laurea, che passerà dal primo gennaio 2026, all’interno del livello D – se in possesso di qualifica socio-pedagogica (con alcune eccezioni) – dalla categoria economica 1 (“Educatore senza titolo”) alla categoria economica 2 (“Educatore con titolo”). Per queste figure professionali, in via transitoria, è previsto un elemento temporaneo aggiuntivo della retribuzione riassorbibile e mensile di 41,00 euro da gennaio 2025 e un ulteriore incremento di 41,00 euro da settembre 2025 (in busta paga comparirà la sigla “ETDR educatore”).

Novità e rafforzamento istituti contrattuali

  • Maternità. Da gennaio 2024 (quindi con valore retroattivo) l’integrazione per l’astensione obbligatoria per maternità passa dall’80 al l 100% della normale retribuzione.
  • Reperibilità in struttura. Viene superato l’articolo sull’obbligo di residenza in struttura e viene introdotta la reperibilità, con il riconoscimento di una corresponsione economica.
  • Assistenza sanitaria integrativa. Il contributo di finanziamento dell’assistenza sanitaria integrativa a partire dal gennaio 2025 raddoppia e passa da 60 a 120 euro annuali.
  • Tempi determinati. La durata massima complessiva viene fissata in 36 mesi e 40 mesi per i lavoratori svantaggiati. Viene introdotta la clausola che la stipula di contratti a termine oltre i 24 mesi è possibile solo per i datori di lavoro che abbiano stabilizzato, con contratti a tempo indeterminato, almeno il 20% dei rapporti a tempo determinato utilizzati nei 12 mesi precedenti. Il numero massimo di lavoratori con contratto a tempo determinato non deve superare il 30% del personale complessivamente assunto al primo gennaio dell’anno di riferimento.
  • Tempi di vestizione. Si introduce il riconoscimento dei tempi di vestizione e svestizione pari a 15 minuti. 
  • Commissione paritetica. Viene istituita una commissione paritetica per la revisione dei profili professionali e la riclassificazione del personale.
  • Quattordicesima. Viene riconosciuta a partire da gennaio 2025 la quattordicesima mensilità pari alla metà della retribuzione in vigore nel mese di corresponsione. Nel caso di inizio o cessazione del rapporto di lavoro nel corso dell’anno, saranno versati i dodicesimi dell’importo corrispondenti ai mesi di servizio prestati. La quattordicesima non maturerà a fronte di periodi trascorsi in aspettativa non retribuita, andrà computata ai fini del trattamento di fine rapporto e dell’indennità sostitutiva del preavviso. Le parti si sono impegnate a raggiungere prioritariamente la retribuzione piena nel prossimo rinnovo.

Descritte brevemente le principali novità contrattuali, passiamo ora a un sintetico, quanto doveroso, commento.

Tempi di accordo

Partiamo, innanzi tutto, dalla difficile trattativa e dai tempi davvero troppo lunghi necessari per raggiungere l’accordo. Ci ritroviamo con un contratto rinnovato a gennaio 2024 scaduto a fine 2019: cinque anni sono davvero troppi per firmare un contratto che, peraltro, ha durata triennale e che parte, questa volta come già nella precedente, con un anno di ritardo, se così possiamo dire, riguardando il triennio 2023-25: tra meno di due anni avremo quindi, un’altra volta, un contratto scaduto, con necessità di nuove, e presumiamo lunghe, trattative, se si considera che alcune delle novità contrattuali, su tutte quella che riguarda il passaggio degli educatori (in possesso di qualifica ma non di titolo universitario) dal livello D1 al livello D2, andranno a regime a partire dal 2026, ossia a contratto 2023-25 già scaduto.

Questa fatica a trovare accordi è un pessimo segnale per il nostro settore, che si ritrova sempre con retribuzioni non aggiornate e con progressiva perdita di fascino per i lavoratori, che rischiano sempre più di non trovare, all’interno della cooperazione sociale, retribuzioni soddisfacenti e adeguate per potere vivere dignitosamente soprattutto in alcune aree del Paese in cui il costo della vita richiederebbe ben altri stipendi.

Servirebbe, a nostro avviso, una modalità di adeguamento degli stipendi agganciata all’inflazione e all’aumento del costo della vita, con contemporaneo – e non conseguente – adeguamento di canoni e tariffe riconosciuti dagli enti pubblici nei contratti stipulati, siano essi in appalto, in concessione o per qualsivoglia altra via affidati: la cooperazione sociale svolge un ruolo fondamentale per la garanzia della tenuta del cosiddetto Stato Sociale, è necessario che questo ruolo le venga riconosciuto non solo in regolamenti e in documenti di programmazione, ma anche all’atto della corresponsione di quanto dovuto per i servizi garantiti: bisogna, riteniamo, insistere perché questo aspetto sia introdotto per via normativa, rinforzando quanto già previsto nel nuovo codice dei contratti, in vigore dal luglio 2023.

Impatto economico

L’impatto complessivo del contratto porta, per le Cooperative sociali, a un incremento dei costi di gestione del personale di circa il 12%: un incremento necessario, come dicevamo poco sopra, ma che rischia, tuttavia, di risultare per molte realtà insostenibile, considerate le condizioni di mercato e, per l’appunto, il tutt’altro che automatico adeguamento delle tariffe e dei canoni all’aumento dei costi. Secondo l’avviso di chi scrive, il rinnovo del contratto non farà altro che accelerare fenomeni già in atto ormai da diversi anni, con progressiva aggregazione dei soggetti e inevitabile superamento di realtà puntuali e non sufficientemente dimensionate per potere reggere incrementi dei costi significativi: le Cooperative legate ai campanili e alle comunità, con le loro narrazioni edificanti e un poco ammantante di ipocrisia da Mulino Bianco, sono destinate a ridursi in modo inesorabile per ragioni economiche che spingono a concentrare gli sforzi in organizzazioni più grandi e capaci di amministrare incidendo sulle diseconomie e riuscendo a mettere in campo economie di scala ormai non più opzionali ma ineludibili.

Timidezza e mancanza di coraggio 

Per quanto ci riguarda, per concludere e dire fino in fondo la nostra, crediamo che questo rinnovo contrattuale sia un passaggio importante, ma non forse epocale come sarebbe stato necessario. Riteniamo, infatti, che il lavoro sociale debba essere riconosciuto per il suo valore e che vadano superati approcci tesi a confonderlo con nobili esperienze associazionistiche legate al mondo del volontariato. Siamo per la professionalizzazione (ma non per il professionismo) delle filiere, perché la dignità del lavoro crediamo passi proprio da qui: per seguire persone fragili, siano esse minori, portatrici di disabilità, adulti in difficoltà, migranti o anziani, servono professionalità alte e specializzate e quelle professionalità non possono essere sostituite, neanche per un pezzetto marginale del loro lavoro, da volontari o da persone di buona volontà.

Il valore del lavoro va riconosciuto e il lavoro va pagato sempre, respingendo con più decisione un approccio dialogante con amministrazioni pubbliche che chiedono di co-finanziare – direttamente o indirettamente – i servizi pubblici da erogare ai cittadini. Serve più fermezza su questo punto e maggiore coesione da parte della Cooperazione sociale, la quale deve tornare a far sentire la sua voce con più forza anche all’interno del variopinto mondo del Terzo Settore, contraddistinguendosi proprio per la sua centratura sul lavoro e sulla dignità dello stesso: non è un discorso Novecentesco, tutt’altro: un lavoro meglio retribuito libera tempo, non lo comprime.

Serve, crediamo, più coraggio e meno timidezza, puntando al superamento di alcune storture che ancora rimangano nel contratto, per quanto rinnovato: su tutte citiamo solo l’istituto, sottaciuto ma ancora tollerato, delle cosiddette “notti passive”, ossia la fattispecie per cui un lavoratore che spende la sua professionalità in servizi residenziali non venga pagato durante la notte. Ma come, uno va in un posto di notte per lavorare e non viene pagato? Sì, è proprio così, non viene pagato, se non con una indennità dal sapore amaro della mancia da riconoscere, per l’appunto, alla persona di buona volontà che svolge una funzione quasi per missione. La via non può essere questa e il lavoro va pagato sempre; se poi alcune unità di offerta non sono più sostenibili, si lavori allora per il ripensamento delle stesse, senza contrarre i diritti e favorire, per questa via, l’espulsione delle figure professionali più qualificate dal settore, con conseguente progressivo impoverimento della qualità dello stesso.

Una battuta, ci sia concesso, prima di chiudere, l’introduzione della quattordicesima mensilità a metà ha qualcosa di paradossale ed è forse un buon simbolo delle fatiche e delle contraddizioni che punteggiano il nostro settore: un istituto introdotto a metà sembra una specie di coitus interruptus, qualcosa che assomiglia a un vorrei ma non posso, una via di mezzo che apprezziamo nelle intenzioni ma che proprio non riusciamo a fare nostra, che a chi scrive ricorda un passaggio di “C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola: i protagonisti hanno come luogo di ritrovo la trattoria del “Re della mezza porzione”, che Manfredi chiede sempre sia bella abbondante. Ma no, dai, non basta una mezza porzione, servono pietanze intere per essere sazi e differenziarsi dalle mense dei poveri, per un welfare dei diritti e non della carità, per essere erogatori e non fruitori di servizi.

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