Dalla doppia faccia dello sport alle esperienze di rinascita nei territori: esperti e protagonisti a confronto tra legalità, educazione e opportunità per i giovani con un’iniziativa di Melograno, Rete Antimafie Martesana e Comitato Soci Coop Adda Martesana
Una serata dedicata alla riflessione sul mondo dello sport, nelle sue due anime: quella virtuosa, capace di trasmettere valori fondamentali come il rispetto delle regole e degli avversari, e quella più oscura, compromessa dalle infiltrazioni mafiose, attratte dal forte impatto economico del settore.
È questo il cuore della tavola rotonda che si è tenuta venerdì 5 giugno 2026 a Segrate, in via Grandi, presso una delle sedi della Cooperativa sociale Il Melograno. L’evento, promosso da Rete Antimafie Martesana insieme al Melograno, al Comitato Soci Coop Adda Martesna e ad altri partner, ha visto la partecipazione del giornalista del Corriere della Sera Carlo D’Elia e del fotografo Davide Ferella.

La doppia faccia dello sport
Ad aprire il confronto è stato Samuele Motta, responsabile della Formazione Scuole ed Enti di Rete Antimafie Martesana, che ha subito evidenziato l’obiettivo dell’incontro: analizzare la doppia natura dello sport.
Il riferimento è stato all’inchiesta “Doppia Curva”, con cui la Direzione Distrettuale Antimafia di Milano ha azzerato i vertici del tifo organizzato milanese, portando alla luce un sistema complesso e opaco, definito da molti come un vero e proprio “vaso di Pandora”.
L’inchiesta e le infiltrazioni mafiose
A entrare nel dettaglio delle indagini è stato Carlo D’Elia, che ha seguito da vicino l’intera vicenda per il suo quotidiano. Il giornalista ha ricostruito i passaggi chiave dell’inchiesta, soffermandosi su aspetti meno noti e sui fatti di sangue che hanno dato impulso alle indagini.
Tra questi, l’omicidio di Vittorio Boiocchi, precedente a quello di Antonio Bellocco, esponente di una ‘ndrina di San Luca. Eventi che hanno spinto la magistratura antimafia ad approfondire il fenomeno e a mantenere ancora aperto il fascicolo.
D’Elia ha poi sottolineato come le infiltrazioni mafiose non riguardino soltanto il calcio ad alti livelli:
“Il calcio e tutto lo sport subiscono l’infiltrazione delle mafie anche nei contesti minori, come società di categorie inferiori o piccole squadre locali. Le sponsorizzazioni, anche minime, possono nascondere operazioni di riciclaggio di denaro illecito. Ma anche la semplice vicinanza allo sport di paese diventa uno strumento per radicarsi nel tessuto sociale”.

Lo sport come opportunità di riscatto
Accanto a queste criticità, la serata ha messo in luce anche il volto positivo dello sport. Grazie agli scatti di Davide Ferella, è stato raccontato il progetto della palestra Spartan Adamas Boxe a Sant’Angelo Lodigiano. La struttura è nata nei locali Aler del quartiere “Pilota”, rimasti inutilizzati per anni. Oggi rappresenta un presidio sportivo e sociale per molti giovani del territorio.
Ragazzi e ragazze che prima trascorrevano il tempo senza prospettive, o erano coinvolti in attività illegali, hanno ora uno spazio dove allenarsi, incontrarsi e crescere. Alcuni scelgono di praticare pugilato, altri semplicemente osservano, ma tutti trovano un’alternativa concreta alla strada.
Un modello basato sulla scelta
“A breve saranno protagonisti dei primi match ufficiali”, ha raccontato Ferella, che segue da mesi il progetto. Il suo punto di forza? Non l’imposizione, ma l’opportunità.
“Si offre ai ragazzi una possibilità, lasciando che siano loro a maturare la consapevolezza di coglierla. Non succede per tutti, ma per alcuni sì, e questo fa la differenza”.
Un’immagine particolarmente significativa è stata evocata da D’Elia: “Nelle sere d’inverno, quelle vetrine illuminate — in una zona priva di illuminazione pubblica — rappresentano un segnale potente”.
Antimafia, cultura e responsabilità sociale
Nel suo intervento conclusivo, Samuele Motta ha richiamato esempi storici come quello di don Pino Puglisi nel quartiere Brancaccio di Palermo: “Offrì ai ragazzi un’alternativa concreta a un destino segnato dalla criminalità. Questa esperienza dimostra come l’antimafia passi attraverso il coraggio, ma anche attraverso la cultura e l’educazione”. L’iniziativa si inserisce in un format già proposto nelle scuole, contesto privilegiato per trasmettere questi valori alle nuove generazioni.
Il dibattito ha coinvolto attivamente anche il pubblico presente, che ha contribuito con riflessioni e domande. Il messaggio finale è chiaro: lo sport e la mafia non possono e non devono essere associati. Spezzare questo legame è fondamentale per restituire allo sport il suo ruolo originario: quello di motore educativo e sociale, coprotagonista nella crescita dei giovani insieme alla famiglia e alla scuola.

