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Ancora CPR? No, grazie.

Set 19, 2023 | Notizie

Da anni chi si occupa di immigrazione denuncia l’inutilità (e la violenza) di queste strutture

“Un nuovo CPR in ogni Regione, gestito direttamente dall’Esercito”. Questo l’annuncio del Governo Meloni a seguito dell’ultima ‘emergenza’ sbarchi a Lampedusa e in generale in Sicilia.

Dunque, almeno 18 nuovi Centri per il Rimpatrio, in luoghi individuati dal demanio militare, possibilmente ‘isolati’ e per di più gestiti direttamente dai militari.

Non solo, la ‘detenzione’ (difficile definire lo status di una persona privata della libertà senza che abbia commesso di fatto alcun reato) passerebbe di nuovo a un periodo massimo di 18 mesi. In questi centri per l rimpatrio che in realtà rimpatriano percentuali risibili di migranti ma che sono diventate a tutti gli effetti dei campi di prigionia per chi non ha un permesso di soggiorno, finiranno coloro che non hanno diritto allo status di rifugiato. Quindi, in teoria, anche donne e uomini afghani che per poter ottenere il riconoscimento di rifugiato spesso devono aspettare mesi e che grazie alla fuga degli Occidentali dal loro paese hanno come unica possibilità di fuga la rotta balcanica via terra o i barconi dal Sud del Mediterraneo. Oggi in Afghanistan è vietato alle bambine dagli otto anni di età in poi di potersi istruire. Ma se una ragazza afghana scappa dai talebani non ha un diritto automatico all’asilo politico. Per loro però, e per i minori, il Governo promette ‘vie alternative’. Quali? Ancora non si sa.

Ma torniamo ai CPR. Uno dei più gravi problemi riscontrati in questi anni è il fatto che diventino luoghi inaccessibili per le organizzazioni umanitarie e di assistenza. È più facile visitare un carcere che un CPR. Perché chi viene rinchiuso in un CPR non ha diritti.

Vediamo per esempio cosa accade, da anni, a Milano, via Corelli.

È possibile leggere l’ultimo report qui https://openmigration.org/analisi/delle-pene-senza-delitti-il-nuovo-rapporto-sulle-violenze-nel-cpr-di-milano/

Ancora, dal rapporto ASGI:

“Risulta da quanto emerso al momento della visita e da quanto in seguito riferito dalla Prefettura di Milano che all’interno del CPR di via Corelli non è effettivamente garantito il diritto dei trattenuti a ricevere un’adeguata informazione sui loro diritti e doveri ed anche sui servizi accessibili. Invero, il testo del regolamento non è disponibile nemmeno in una lingua veicolare; la carta dei servizi sarebbe solo letta al momento dell’ingresso e non contiene in ogni caso indicazioni sulle concrete modalità di accesso ai singoli servizi; il materiale informativo non è distribuito in forma cartacea e non risultano sul punto dirimenti le esigenze di tutela della sicurezza dedotte dalla Prefettura, né tantomeno quelle ambientali.

Le modalità con cui viene assicurata ai trattenuti nel CPR di Milano la possibilità di mettersi in contatto con il mondo esterno, seppur migliorate nell’ultimo anno, non appaiono ancora idonee a garantire il pieno rispetto della libertà di comunicazione prescritto dalle norme citate e i principi sanciti dal Tribunale di Milano, non essendo garantito un tempo effettivo e sufficiente per accedere al proprio telefono cellulare, consentendo anche la possibilità di effettuare videochiamate ricorrendo all’uso della telecamera, qualora installata sul proprio smartphone, e mettendo altresì a disposizione una linea internet wi-fi a cui i trattenuti possano accedere con il proprio telefono cellulare”

Rapporto Associazione Studi Giuridici Immigrazione

https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2022/03/Report-CPR-Milano.pdf L’inchiesta di Milano Today https://www.youtube.com/watch?v=1CJlu-5fzkw

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