Dall’incentivo alla remigrazione tramite bonus economico per avvocati, mediatori culturali e associazioni che “assistono” lo straniero nel rimpatrio alla rimozione del gratuito patrocinio per le espulsioni. Che cosa accadrà nelle prossime settimane con l’attuazione della norma?
È notizia di questi ultimi giorni l’entrata in vigore, con una formula inedita nella storia della legislazione italiana, dell’ultimo cosiddetto Decreto Sicurezza del Governo Meloni.
A suscitare particolare scalpore sui media nazionali è stato soprattutto quello che è stato definito “incentivo alla remigrazione”, la misura che nella versione originale riguardava gli avvocati immigrazionisti ai quali si riconosceva un compenso di circa 600 euro per ogni migrante loro assistito che si fosse fatto rimpatriare nel paese d’origine. Vale a dire: il cittadino chiede aiuto ad un professionista per avere tutelati i propri interessi, per conoscere quali strategie e quali norme gli permettono di restare in Italia regolarmente, ma lo stesso professionista è incentivato dallo Stato a consigliare ed ottenere che il suo cliente lasci l’Italia. Alla faccia del conflitto di interessi, insomma.
Contro questa norma si sono mobilitati il Consiglio Nazionale Forense e tutte le associazioni di avvocati, nonché lo stesso Capo dello Stato facendo notare profili di incostituzionalità. Per superare le obiezioni di Mattarella e scongiurare l’eventualità che il Quirinale si rifiutasse di firmare il provvedimento, il governo ha escogitato una misura creativa ed appunto inedita: il testo è stato convertito in legge ed è entrato in vigore insieme ad un ulteriore decretino, per così dire, che ha modificato i passaggi più controversi del primo testo.
Tutto è bene quel che finisce bene? Assolutamente no, purtroppo.
La polemica è rientrata, il messaggio ricevuto dall’opinione pubblica è che in qualche modo si sia messa una pezza e si sia eliminata la norma più controversa, tuttavia la realtà dei fatti non è cambiata: rimane la mancia di Stato per chi contribuisce a convincere il migrante ad andarsene, ma non è più limitata ai soli avvocati bensì ampliata anche a mediatori culturali e ad associazioni che operano nell’ambito dell’immigrazione; verrà elargita non a rimpatrio effettuato, bensì a conclusione della procedura amministrativa che porta al rimpatrio.
D’altro canto, questi stessi decreti esprimono anche la volontà di rimuovere il gratuito patrocinio per le espulsioni, ad oggi assicurato per chiunque abbia un reddito anno inferiore ai 13.000 euro (comprensivo di eventuali redditi in nero e dei redditi dei conviventi).
Immaginiamoci cosa vuol dire praticamente: sono straniero, ricevo un provvedimento di espulsione con cui mi si chiede di lasciare l’Italia, penso che in realtà in base alla legge avrei diritto di restare qui quindi voglio oppormi e fare ricorso, mi rivolgo ad un avvocato pagando il compenso previsto di magari un migliaio di euro, anche se sono da poco arrivato in Italia o se guadagno 600 euro al mese perché lavoro ad esempio nelle pulizie o nella ristorazione veloce, oppure chiedo informazioni ad una associazione, e la persona con cui mi consiglio è incentivata a prescindere a dirmi che non ho alternativa se non andarmene.
Nelle prossime settimane, con l’emanazione delle ulteriori misure attuative e con il verificarsi dei primi casi, vedremo cosa avverrà effettivamente a livello pratico.
Brutte notizie, insomma, seppur non inaspettate né isolate. L’orientamento generale delle politiche degli ultimi anni in materia di immigrazione è andato stabilmente nella direzione di ridurre i diritti dei migranti e di criminalizzare chi fa solidarietà. La stragrande maggioranza dei cittadini stranieri entrati in Italia regolarmente con decreto flussi negli ultimi 2 anni si sono ritrovati comunque irregolari (le stime vanno tra l’83% e il 93%), e per ora a nulla è valso che la società civile sottolineasse le storture ed inefficienze delle varie norme attuative. Nei CPR viene vietato l’uso di telefoni cellulari con telecamera, senza i quali non avremmo ad esempio saputo che questa settimana in via Corelli sono stati erroneamente rinchiusi dei minorenni, uno dei quali addirittura quattordicenne. L’età per la tutela dei ragazzi arrivati in Italia da soli minorenni viene abbassata dai 21 ai 19 anni. E via discorrendo. Rimane solo da mantenere alta l’attenzione, informarsi, e cercare di trasformare la consapevolezza in istanze di riconoscimento dei diritti.

