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Il coordinamento dei servizi educativi domiciliari rivolti ai minori

Gen 28, 2026 | Minori e famiglia

Una riflessione sull’educativa domiciliare, nell’orizzonte di temi al centro del dibattito tra istituzioni, associazioni di categoria, organizzazioni del Terzo settore ed enti formativi. La valorizzazione delle professioni educative, in uno scenario di sempre maggiore precarietà e incertezza, è un lavoro che chiede di coniugare sostenibilità e qualità, e che in cooperativa passa anche dall’agire quotidiano di operatori e coordinatori di servizi educativi, che può aiutare a fare la differenza.

di Luisella Mattiace, Area Formazione e Coordinamento dei Servizi

Articolo pubblicato sulla rivista “Prospettive Sociali e Sanitarie

Il lavoro educativo, in questi tempi, è al centro di numerose discussioni, tra carenze degli organici¹, fatiche nel riconoscere il valore di una professione sia da parte delle istituzioni che degli operatori dei servizi di cura, sia, a volte, persino dagli educatori stessi, non sempre capaci di restituire il significato e, conseguentemente, l’importanza del proprio agire professionale.

L’articolo che segue si inserisce in questa discussione, parlando di educativa domiciliare e dell’importanza del coordinamento. Una via per stabilizzare e rendere servizi di qualitಠè scegliere di puntare sulla valorizzazione delle traiettorie professionali, un percorso non privo di insidie che ha, tra i suoi elementi peculiari e fondanti, la centralità di un coordinamento che sappia guidare, far emergere e progressivamente crescere consapevolezze e saperi professionali del gruppo di educatori incaricati.

Il servizio educativo domiciliare nello scenario attuale

Il servizio educativo domiciliare rappresenta un dispositivo tanto delicato quanto ricco di potenzialità, suscettibile di diverse definizioni, che pongono ora l’accento sul lavoro con il minore, ora sul lavoro con la famiglia, non più tuttavia sul concetto di “assistenza”, da ritenere ormai superato, anche se ancora presente nella storia e nella definizione di ADM³.

Note

1. Il reperimento di risorse disponibili a lavorare all’interno del servizio educativo domiciliare richiede molto tempo e molte energie da parte dei coordinatori, così come è diffusa la difficoltà sempre maggiore, nello scenario attuale, delle cooperative nel reperire personale qualificato, in possesso dei titoli richiesti, e con la motivazione e la disponibilità necessarie. Ciò accade per diverse ragioni, che richiederebbero una lunga e ampia analisi, ed è un aspetto che pone ad oggi molti interrogativi.

2. Proviamo a guardare oltre rispetto a provvedimenti tesi ad allargare la platea degli operatori che possono svolgere incarichi educativi.

3. «Nella misura in cui si discute di “educativa domiciliare”, “servizio educativo domiciliare” o “sostegno educativo domiciliare” si entra in un alveo teorico di educazione come trasformazione e scaffolding, calati all’interno di una progettualità ampia che prevede l’attivazione composita […] di un progetto che coinvolge l’intero sistema familiare e i suoi contesti naturali di vita e di sviluppo, comprendendo dunque il sostegno attivo alla genitorialità e l’accompagnamento dei minori nell’adattamento co-evolutivo entro i loro contesti di vita».
D’Antona E., La famiglia come sistema educativo: analisi e messa a punto del setting di educativa familiare a valenza pedagogica, Mario Adda, Bari, 2018.

Il servizio domiciliare si trova a dialogare con diverse culture organizzative nei servizi territoriali, non sempre orientate a comprendere e valorizzarne il potenziale. Fatica che talvolta coinvolge anche gli educatori, in difficoltà – se non accompagnati e supportati da contenitori metodologici e organizzativi sufficientemente strutturati – nel valorizzare e restituire la ricchezza del lavoro.

Scegliere di investire sulla progettazione e la gestione di questo servizio è, ad oggi, una scommessa difficile: non è infatti scontato che i diversi sistemi di esternalizzazione e affidamento del serviziosi possano tradurre in prassi e modalità operative tese a superare la logica dell’erogazione della prestazione. Nella gestione del servizio educativo domiciliare ci si scontra talvolta con richieste che non considerano la peculiarità del servizio e delle professioni educative in esso impegnate; richieste che si concentrano unicamente sulle esigenze del singolo “caso”, lasciando sullo sfondo le necessità connesse all’organizzazione del lavoro dell’educatore, in quanto lavoratore a cui garantire stabilità contrattuale, orari congrui, sostenibilità degli incarichi: conciliare le molteplici esigenze in gioco non è affatto semplice.

Spesso la richiesta è quella di incaricare figure esperte e strutturate, in grado di operare in contesti familiari di elevata complessità; tale richiesta, tuttavia, non sempre si accompagna alla garanzia dei presupposti necessari affinché figure di alto profilo possano collocarsi stabilmente all’interno del servizio domiciliare. Le risorse limitate, i pagamenti a prestazione “a misura”, sono purtroppo vincoli contrattuali che spesso regolano i servizi educativi domiciliari, e che contribuiscono ad alimentare la precarietà del lavoro educativo: l’idea che questo sia un problema che non riguarda le modalità di gestione delle risorse stanziate è irrealistica e anzi rappresenta una deriva su cui riflettere.

Anche per questa ragione un’attenzione specifica va posta sul ruolo e le potenzialità della figura di coordinamento, spesso non considerata nella complessità delle sue funzioni, anche rispetto alle azioni di sostegno delle risorse umane. Per la nostra esperienza, progettare un servizio educativo domiciliare che oggi possa rispondere al bisogno, far fronte alle criticità e mantenere una solidità e un alto livello qualitativo significa pensare non solo al suo contenuto tecnico e alla sua tenuta sul piano metodologico, ma anche investire sulla sua modalità di gestione e di coordinamento. Riteniamo che la funzione del coordinamento sia in questo senso una funzione tanto complessa quanto strategica e fondamentale su più livelli, che deve riassumere le competenze di natura tecnica, gestionale e progettuale.
Di seguito, ci concentriamo sul sostegno alle risorse umane, rimandando ad un più ampio approfondimento per le altre funzioni.

Note

4. Appalti “a misura”, accreditamenti, voucher “ad ora”, ecc.

5. Tutto ciò, unito alla peculiarità dei servizi qui richiamati, rende attualmente molto elevata e diffusa la necessità di scelte di gestione del personale consapevoli e attente a conciliare esigenze di continuità educativa e flessibilità contrattuale, salvaguardando il diritto al lavoro, perseguendo modelli di qualità sostenibile e chiamando ciascun soggetto istituzionale coinvolto, pubblico e privato, a fare la propria parte.

Le funzioni del coordinamento nel sostegno alle risorse umane

Il coordinamento svolge funzioni di sostegno alle risorse umane e di accompagnamento agli educatori che operano nel servizio domiciliare. Tra queste ne individuiamo e ne decliniamo di seguito tre, che paiono particolarmente significative:

  1. Sviluppo di identità educativa e crescita professionale
  2. Apprendimento metodologico
  3. Condivisione, racconto, narrazione

Sviluppo di identità educativa e crescita professionale

Spesso, per le ragioni richiamate in premessa, gli educatori che operano in ADM sono profili giovani, potenzialmente validi ma inevitabilmente con poca esperienza professionale alle spalle; figure “di passaggio”, alla ricerca di incarichi più stabili, e che difficilmente trovano una motivazione sufficiente nell’operare a contratto con contesti familiari complessi, multiproblematici, sfidanti. Oppure, al contrario, si tratta di profili più strutturati, tuttavia, desiderano approdare ad una situazione lavorativa gratificante e accessibile rispetto alle esigenze di conciliazione vita-lavoro.

Il ruolo del coordinatore è in questo senso essenziale al fine di seguire la traiettoria professionale di ciascuno, a sostegno della motivazione e delle competenze, stimolando e favorendo apprendimenti. La funzione tecnica e pedagogica del coordinatore deve poi inserirsi coerentemente all’interno della complessiva strategia di gestione del personale e dell’organizzazione di appartenenza, strategia la cui efficacia va costantemente presidiata e sottoposta a monitoraggio e verifica.

Gli educatori domiciliari operano in una dimensione di “confine”, all’interno di un servizio che ha spesso un andamento mutevole e irregolare, soggetto a frequenti oscillazioni dovute all’evolversi dei bisogni, a contesti di vulnerabilità che generano imprevedibilità o difficoltà di tenuta, alla necessità assolutamente prioritaria di rimodulare i progetti e condurli verso un orizzonte futuro, di autonomia e di emancipazione dal sostegno educativo professionale.

Puntare con decisione sulla valorizzazione delle professioni educative diventa una opzione gestionale e di metodo che si trasforma in scelte operative non solo necessarie in una logica di sostenibilità, ma che possono diventare opportunità anche sul piano metodologico e qualitativo, se accompagnate da un lavoro di coordinamento consapevole e in grado di metterle a valore.

Garantire agli educatori un monte ore congruo e stabile attraverso l’incarico su più servizi, distribuito secondo criteri di senso e di equilibrio tra esigenze organizzative, caratteristiche del profilo, attitudini, territorialità, costringe a governare la complessità connessa, rispondendo al contempo a due orientamenti che cerchiamo di valorizzare il più possibile nei percorsi di accompagnamento degli educatori: costruire équipe di educatori di territorio, che affianchino alla specificità delle competenze necessarie ad operare in ciascun servizio uno sguardo aperto, contestuale, che diventa risorsa per i servizi ma soprattutto per le persone seguite; programmare traiettorie professionali evolutive, formative e di crescita, allargando il bagaglio delle competenze educative, imparando a far dialogare le diverse esperienze.

Questo non significa che tutti possono fare tutto, ma significa imparare ad attingere a un repertorio di competenze più ampio per vedere oltre i confini dell’intervento e dell’interno servizio, e leggere i bisogni delle persone seguendo un metodo che sappia contaminare e ibridare gli approcci quando opportuno, abbracciando una prospettiva concretamente ecologica.

Il coordinatore svolge un’azione di tutoraggio individuale, per orientare l’educatore a rendere la contaminazione tra ambiti di intervento una risorsa, sostenendo parallelamente l’apprendimento e lo sviluppo di competenze educative specifiche in relazione ai diversi “luoghi educativi” in cui opera.
Il coordinatore può svolgere, in questo senso, una importante funzione di sostegno all’educatore affinché impari a contestualizzare ciò che accade e ciò che osserva, a mettere a fuoco il rapporto che le persone instaurano con l’esperienza educativa che in quel determinato contesto si trovano a vivere, fondamentale per comprenderne i significati.
Questa prospettiva suggerisce di provare a guardare alla conciliazione dei diversi servizi non solo come ad una necessità inevitabile per rendere la situazione lavorativa sostenibile, ma come opportunità da valorizzare, utile allo sviluppo degli strumenti, delle tecniche e dei repertori di azione a cui l’educatore può attingere nello svolgimento delle sue attività, aumentando così la ricchezza dell’esperienza offerta ai fruitori, e contestualmente sviluppando la propria identità professionale.

Note

6. Contesti diversi offrono esperienze educative diverse: occorre aiutare l’educatore a cogliere queste differenze, ad abitare luoghi differenti ma anche a far dialogare le diverse esperienze e a gestire l’equilibrio tra la specializzazione tecnica necessaria e l’ampiezza dello sguardo sia sulla persona, che resta una parte attraversata da contesti educativi differenti, sia sulla propria identità professionale, che deve consolidarsi e acquisire una capacità di accogliere in ogni contesto la peculiarità del lavoro educativo, con la capacità di cogliere in ogni contesto la peculiarità della propria funzione educativa e del proprio oggetto di lavoro.

7. Conciliare, ad esempio, l’incarico su un servizio educativo scolastico e su un servizio domiciliare fa emergere immediatamente importanti differenze di contesto, di aspettative rispetto al proprio ruolo e ai propri compiti, che non possono essere trascurate tout court dal servizio di ADM, e viceversa. L’educatore deve essere accompagnato a cogliere la peculiarità di ciascun contesto, capace di orientare il proprio sguardo, quali azioni ed esperienze è opportuno progettare e proporre in ciascun contesto di lavoro, ma anche a valorizzare possibili punti di contatto e connessioni. Cogliere differenze e specificità di ciascun contesto aiuta anche ad acquisire un repertorio più ampio di risorse e competenze educative, e significa imparare ad utilizzare questo repertorio in modo proattivo, flessibile e consapevole, sviluppando una capacità di sguardo più ampia e sistemica.

Apprendimento metodologico

Il coordinatore svolge inoltre un’importante funzione di sostegno all’educatore nel prendere contatto con il contesto specifico dell’educativa domiciliare, contrastando quella che potremmo definire come “solitudine” del lavoro, per altro segnalata spesso dagli e   stessi come punto di fragilità. In ADM si lavora da soli entrando in una casa e recependone i colori, i sapori, gli odori, materialmente e simbolicamente: l’impatto con la dimensione intima della vita di una famiglia, con le interazioni e le scene quotidiane “in presa diretta”, può essere molto forte. La dimensione della prossimità, per altro prezioso strumento di lavoro, non è facile da gestire per l’educatore, catapultato in una terra straniera ed esposto ad intense risonanze emotive.

L’équipe educativa periodica rappresenta un contenitore che protegge ed introduce una dimensione di condivisione e di supporto reciproco. Non è tuttavia sufficiente, a nostro avviso. Strategica risulta la funzione del coordinatore di dialogo anche individuale con l’educatore in itinere, non solo come funzione di supporto e interfaccia costante e disponibile all’ascolto, ma anche per trasmettere all’educatore l’appartenenza ad un servizio, con una progettualità, un modello operativo e un contenitore metodologico definiti. Si tratta di bilanciare la centralità dell’intervento educativo (l’educatore resta il protagonista nello sviluppo del progetto educativo, ma non deve essere né percepirsi come un professionista autoreferenziale e neppure un consulente a chiamata della famiglia) con una complessiva visione del progetto di intervento, inserito un sistema plurale e interconnesso, abitato da più interlocutori che operano insieme alla famiglia secondo un  mandato, una processualità di azioni dotata di senso, una tensione progettuale, ancor di più quando il percorso educativo si colloca all’interno di una cornice giuridica.

Il coordinatore rappresenta all’educatore questa appartenenza e questa pluralità con la sua stessa azione, aggiornando costantemente l’educatore rispetto alle informazioni trasmesse dalla rete degli operatori, presenziando a sua volta ad alcuni passaggi del percorso con la famiglia e con gli operatori. In questo modo sostiene e accompagna l’educatore a sentirsi parte di un progetto plurale, a muoversi in un contesto multi-professionale; lo aiuta a connettere gli eventi e i loro significati con uno sguardo sistemico, integrato e sempre più consapevole del proprio ruolo, nonché a porsi e porre domande che orientano in senso progettuale l’intervento educativo e ne sostengono l’intenzionalità. In tal modo l’educatore a sua volta può trasmettere questa pluralità e questa dimensione condivisa, di cui la famiglia è parte attiva, alla famiglia stessa, nominando e rappresentando la “rete” quando necessario e con cognizione di causa.

Condivisione, racconto, narrazione

Il coordinatore è anche chiamato a sostenere la competenza narrativa degli educatori. Raccontare l’esperienza educativa, e ancor più scriverne, è una competenza che spesso risulta carente negli educatori, o di cui non viene compreso appieno il significato; una sorta di adempimento “burocratico”, che poco ha a che fare con la relazione e l’azione sul campo, vissute come le dimensioni più importanti del proprio lavoro.

Il coordinatore stimola l’educatore a raccontare i contesti in cui si muove, con i loro attori, gli eventi che accadono, le interazioni, i processi comunicativi che “vanno in scena”, il punto di vista di ciascuno, per poter avviare il processo di ricerca di significati e direzioni di senso possibili. L’educatore che racconta non è “spettatore” passivo, ma parte attiva del processo, attore su una scena sociale, e deve imparare a cogliere ed evidenziare anche questa interazione.

Raccontare⁹ significa provare a far dialogare il processo di ricerca dei significati¹⁰ con ciò che la famiglia descrive e rappresenta nell’interazione educativa rispetto alla propria storia, ai propri desideri, alla propria esperienza familiare, sociale e relazionale, così come rispetto all’esperienza educativa stessa.

Per l’educatore essere stimolato ad allenarsi in questo compito, anche attraverso la scrittura di diari periodici, oltre alle relazioni di aggiornamento, significa non solo imparare a restituire il proprio lavoro, ma anche e soprattutto acquisire una corretta postura nei confronti del sistema familiare e del proprio compito educativo: la curiosità di ascoltare, la possibilità di fare domande per conoscere e capire, lo sguardo che parte da ciò che accade, la capacità di connettere eventi e significati in un dialogo continuo.

Le funzioni di sostegno e valorizzazione del ruolo delle competenze educative che il coordinatore svolge, vanno da quest’ultimo trasmesse alle committenze e ai servizi invianti, ai quali è necessario rappresentare l’importanza di investire sulla crescita professionale delle figure incaricate, considerando le peculiarità del lavoro educativo domiciliare, perseguendo obiettivi di qualità sostenibile in una prospettiva di corresponsabilità e con aspettative realistiche e consapevoli nel momento in cui si costruiscono i progetti di intervento educativo domiciliare.

In quest’epoca in cui la difficoltà di reperire il personale educativo torna al centro del dibattito, si parla di servizi complessi e di strutture residenziali, lasciando talvolta sullo sfondo l’ambito della domiciliarità. La richiesta di interventi domiciliari è altrettanto ampiamente diffusa, per l’esigenza di lavorare sulla prevenzione, sul sostegno alle risorse e sulla promozione di processi di cambiamento, talvolta per prevenire esiti infausti in situazioni già altamente compromesse, con annessi carichi emotivi non solo. I servizi domiciliari ben rappresentano la complessità del problema, e suggeriscono possibili traiettorie per provare a lavorare oltre l’emergenza.

Le azioni di sostegno alle figure professionali costituiscono un elemento fondamentale, che contribuisce a costruire motivazione e affiliazione, non al fine di spingere gli educatori ad “adattarsi” allo status quo per ciò che riguarda gli aspetti legati alla retribuzione e alla stabilità del lavoro, ma per qualificare la professione educativa ed imparare a raccontarla e rappresentarla nella sua specificità e nella concreta operatività dei servizi in cui si declina.

Il coordinamento in questo senso svolge una funzione essenziale affinché il servizio educativo non venga considerato e interpretato dai servizi invianti come erogatore di interventi educativi già progettati e ideati altrove, ma come interlocutore competente in grado di co-progettare gli interventi e il servizio sin dall’analisi della domanda, promuovendo così processi di lavoro integrato e avviando un dialogo che suggerisca, nel rispetto delle funzioni e dei ruoli di ciascuno, una sempre più consapevole gestione delle risorse a disposizione.

Articolo pubblicato sulla rivista “Prospettive Sociali e Sanitarie” n. 4/2022

Note

8. Il concetto di “scena educativa” e la declinazione delle competenze educative necessarie per “muoversi” al suo interno vengono proposti e sviluppati nel volume Salomone L., La scena educativa. Un approccio interazionista alla consulenza pedagogica, Libreriauniversitaria Edizioni, Padova, 2013.

9. Da non confondere con interpretare, evitando di concentrare lo sguardo unicamente sulla dimensione delle emozioni e dei vissuti in gioco, finendo per connotare l’esperienza attraverso giudizi di valore (giusto/sbagliato, bene/male, buono/cattivo) come unica chiave di riferimento.

10. La ricerca di significati parte da ciò che accade e porta con sé una componente soggettiva che lo sguardo professionale dell’educatore naturalmente introduce, propone o suggerisce: si tratta di aprire canali di dialogo tra diverse dimensioni, provando insieme a sperimentare e dare un senso possibile e talvolta nuovo e inedito, all’esperienza che si condivide.

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