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L’umorismo come risorsa educativa, Il Melograno fa “scuola”

Mar 5, 2026 | Servizi per la scuola

L’équipe attiva nei servizi scolastici di Senago ha affrontato una mattinata di formazione con Donato Loiacono, psicologo sociale coordinatore di servizi della Cooperativa. Un vademecum per maneggiare con la giusta cura la “risata”, che può essere uno strumento per avvicinare i ragazzi e abbattere le barriere, ma può avere anche controindicazioni

Dalla teoria alla pratica. Dopo la riflessione pubblicata in occasione della Giornata mondiale contro il bullismo e il cyberbullismo, la cooperativa ha promosso una giornata di formazione dedicata al tema dell’umorismo come risorsa educativa, leva da sfruttare ma anche modalità relazionale da “governare” e non sottovalutare. Il gruppo di educatori si è ritrovato il 28 febbraio nella sede del Melograno e Donato Loiacono, coordinatore di servizi e psicologo sociale, ha guidato i partecipanti in un percorso fatto di immagini, domande e piccoli esperimenti per indagare una tematica per nulla scontata. Non l’umorismo delle battute facili, ma quello che può diventare un modo di stare accanto alle ragazze e ai ragazzi, soprattutto quando la fragilità rende tutto più delicato.

La mattina – che fa parte di un percorso formativo progettato per l’équipe dei servizi scolastici presso il Comune di Senago – si è aperta con un esercizio che ha chiesto ai partecipanti di descrivere i ragazzi attraverso metafore animali. Un invito a lasciare per un momento la concretezza del lavoro quotidiano per entrare in un territorio più simbolico. Da questo gioco sono emerse figure che sembravano raccontare qualcosa dei minori: Leoni forti che possono spaventare e rassicurare, maldestri Camaleonti che tentano di nascondersi nel gruppo, Koala estremamente bisognosi di abbracci e amore. In ognuno di loro, la comicità spontanea nasce da gesti buffi e teneri. Non erano definizioni, ma possibilità di lettura, spiragli che l’immaginazione rendeva più accessibili.

Nel corso della discussione ha preso forma un’immagine, rappresentante il ruolo dell’educatore secondo i partecipanti: quella del cuscinetto. Un ruolo che non sostituisce nessuno, ma che rende più morbidi gli urti tra le richieste della scuola e le emozioni dei ragazzi. In questo spazio intermedio, l’umorismo appariva come un linguaggio capace di accogliere, di alleggerire, o di allontanare e prendere di mira, di far sentire visti senza essere esposti o di attaccare e schiacciare. È emerso chiaramente quanto l’umorismo non sia solo una cosa, ma entrambe insieme. 

Il pomeriggio ha portato l’attenzione sul lato più ambiguo del ridere. Attraverso gli stili dell’umorismo, il gruppo ha esplorato come una battuta possa includere o ferire, sostenere o svalutare. La formula del “stavo solo scherzando” è emersa come uno dei modi più frequenti con cui si tenta di cancellare un’offesa. Riconoscerla potrebbe diventare un gesto di tutela importante, soprattutto per chi non ha ancora gli strumenti per difendersi.

Un’altra immagine che ha accompagnato la giornata è stata quella del quadrato: il luogo in cui ci si può muovere, all’interno delle regole che lo spazio e il contesto ci impone. Le regole come perimetro, l’umorismo come possibilità di camminare sul bordo o, a volte, di uscire un attimo dallo schema per trovare soluzioni inaspettate. Non per trasgredire, ma per ricordare che la creatività educativa nasce spesso proprio lì, dove il limite incontra la fantasia.

La formazione si è chiusa con una sensazione: che forse l’umorismo, quando è rispettoso e condiviso, possa diventare una risorsa preziosa per chi lavora ogni giorno con i ragazzi. Non una ricetta, ma una possibilità da esplorare e comprendere appieno. E nel lavoro educativo, le possibilità sono spesso ciò che fa la differenza.

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