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Care Leavers, un ponte tra tutela e autonomia

Apr 30, 2026 | In evidenza, Minori e famiglia

La storia di Nathan racconta un percorso costruito nel tempo, fatto di responsabilità assunte e scelte sempre più consapevoli. Accompagnato nell’uscita dalle comunità educative ha dato forma a un progetto di vita autonomo, sul piano personale, professionale e abitativo. Raccontarlo significa anche riconoscere il valore del lavoro sociale come spazio che sostiene il partire e accompagna il lasciare, che nasce dalla relazione educativa quotidiana e dal confronto costante con passaggi di vita complessi come quello verso l’età adulta

Da qualche giorno si è concluso formalmente il percorso di Nathan all’interno del progetto Care Leavers. E, come spesso accade nei percorsi educativi orientati all’autonomia, la conclusione del progetto coincide con l’apertura di una nuova fase di vita. Non un traguardo, quindi, ma una soglia: uno spazio in cui le competenze e le esperienze costruite nel tempo possono diventare scelte quotidiane e responsabilità assunte in prima persona.

La storia di Nathan non è un racconto costruito sull’eccezionalità, piuttosto l’esito di un percorso fatto di passaggi e decisioni maturate un pezzo alla volta, che mostra come il lavoro sociale possa contribuire ad aprire possibilità concrete e a rendere praticabile l’autonomia.

 Il progetto Care Leavers è un intervento nazionale promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, rivolto a ragazze e ragazzi che, al compimento della maggiore età, escono da percorsi di accoglienza o tutela fuori dalla famiglia d’origine in seguito a provvedimenti dell’autorità giudiziaria. L’obiettivo è accompagnare una fase particolarmente delicata della vita, sostenendo la costruzione dell’autonomia personale, abitativa, lavorativa e relazionale attraverso un accompagnamento educativo individualizzato.

La Cooperativa sociale Il Melograno partecipa a questo progetto offrendo supporto educativo a diversi giovani tra i 18 e i 21 anni, all’interno di una rete più ampia di servizi e opportunità presenti sui territori.

Il percorso di Nathan affonda le radici in un’infanzia segnata da frequenti cambiamenti e da un’equilibrio familiare fragile. I trasferimenti continui, le poche certezze e il confronto precoce con le difficoltà lo hanno portato a sviluppare uno sguardo diretto e concreto sulla realtà. Un padre complicato, fragile e poi svanito, rapito dalla vita, la sua più difficile di altre. E poi una famiglia diversa, il Covid e il mondo che cambia e barcolla di più in mezzo a quelle onde strane. 

Alla fine è stato Nathan a chiedere aiuto, lui così piccolo e così maturo insieme. Lo racconta senza retorica: “Non credevo che finisse così, con me lontano da mia madre, ma qualcosa andava fatto”. Seguono gli anni in comunità, un tempo vissuto inizialmente come una sospensione, ma che con il passare degli anni assume un senso diverso. “All’inizio volevo solo uscire di lì – spiega – poi, quando cresci e capisci che stai davvero per andartene, inizi a guardare le cose con maggiore consapevolezza”.

Durante questo periodo iniziano anche le prime esperienze che lo avvicinano al mondo adulto. Nathan frequenta l’istituto alberghiero e prende parte a uno stage che diventa poi un’opportunità lavorativa come aiuto cuoco. È un passaggio importante non solo dal punto di vista economico, ma anche simbolico: “Con i primi soldi messi da parte ho fatto la patente, avevo già in mente le priorità”.

Dopo la maturità, Nathan accede al progetto Care Leavers, prendendosi inizialmente il tempo necessario per prepararsi a questa nuova fase. Quando inizia il percorso, il senso di essere accompagnato diventa per lui significativo: “Mi sono sentito spronato”. Con Massimiliano, il primo educatore che lo affianca, costruisce una relazione basata sulla fiducia e sull’ascolto, che gli permette di lavorare su di sé: “Con lui ho imparato a parlare di me stesso e delle cose che contavano davvero”.

Successivamente, con Nicole, la seconda educatrice della nostra cooperativa ad affiancarlo, l’accompagnamento assume una forma diversa, più concentrata nel tempo, anche perché nel frattempo Nathan è cambiato. “Probabilmente non era solo il modo di stare in relazione a essere diverso – riconosce – ero io ad aver vissuto questo percorso con maggiore maturità”. Nell’aprile del 2023 inizia un’esperienza abitativa di semiautonomia insieme ad altri tre ragazzi: una convivenza che richiede negoziazione, responsabilità e capacità di gestione della quotidianità, e che rappresenta un ulteriore passo verso l’indipendenza.

Con la conclusione del progetto Care Leavers, Nathan entra ora in una fase di autonomia piena. Senza paracadute. Non sempre questa libertà, per così dire, trova un nuovo equilibrio nella maturità del beneficiario, ma per Nathan si può parlare di un viaggio virtuoso, di un approdo sicuro. “Mi sono ripromesso di non fallire mai più”, spiega lui che di fatto non ha mai fallito. Oggi vive in una casa nel Cremasco, trovata dopo un percorso fatto di perseveranza e determinazione: “Ho contattato 13 agenzie, perché io sono giovane e la mia compagna è straniera. Ma vittimizzarsi è il più grande errore, perché risolvere un problema significa uscirne a testa alta due volte”.

Accanto agli impegni quotidiani e alle responsabilità, restano anche le passioni. “Il mio sogno era diventare un rapper, penso di essere piuttosto bravo”, sorride. Oggi, però, i progetti sono concreti e condivisi con la sua compagna, con “la felicità come obiettivo principale”. Guardando al proprio percorso, Nathan riconosce un apprendimento essenziale: “Quello che davvero conta nella vita sono i legami affettivi”. E se potesse parlare a sé stesso da bambino, direbbe solo questo: “Cogli ogni occasione che ti capita e cerca di trarne gli insegnamenti più utili per raggiungere i tuoi obiettivi”.

La storia di Nathan è quella di un passaggio all’età adulta e di scelte che diventano possibili quando trovano contesti capaci di sostenerle, e di un lavoro educativo che non sostituisce le persone, non le dirige, ma cammina accanto a loro. Non dà voce all’eccezionalità, ma a quei percorsi di autonomia che si costruiscono nel tempo, lontano dai riflettori.

Raccontarla significa provare a restituire il senso del progetto Care Leavers e dell’impatto concreto che il lavoro sociale può avere nell’aprire nuove – possibili – direzioni di vita.

 

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