Un convegno all’interno del Centro Diurno Disabili di Pieve Emanuele, in continuo incontro e scambio con chi lo vive ogni giorno, ha messo di fronte Terzo Settore, Sistema socio-sanitari, famiglie e istituzioni. Un’occasione per rilanciare il ruolo della cooperazione sociale nella trasformazione dei servizi per la disabilità, alla luce delle innovazioni della Legge 62/2024, riportando al centro relazioni, contesti, partecipazione e desideri
Il valore di un CDD non si misura soltanto in ciò che accade al suo interno, ma nelle possibilità di vita che contribuisce a costruire per ogni persona. È questa una delle conclusioni emerse dal convegno dedicato ai 25 anni del CDD L’Airone: il centro diurno continua a rappresentare un presidio fondamentale di cura, competenze, relazioni e sostegno alle famiglie, ma è chiamato oggi a essere sempre più un nodo del Progetto di Vita, capace di connettersi con il territorio e con i diversi luoghi e momenti della vita della persona.
In questa trasformazione la cooperazione sociale può assumere un ruolo importante come interlocutore delle istituzioni e del sistema sociosanitario. Non soltanto nella gestione di servizi qualificati, ma mettendo a disposizione l’esperienza maturata ogni giorno accanto alle persone e alle famiglie, la capacità di leggere l’evoluzione dei bisogni, di attivare risorse della comunità e di contribuire, attraverso co-programmazione e co-progettazione, alla costruzione delle risposte che ancora mancano.

«I servizi radicati nei territori e aperti alla collettività non sono soltanto luoghi di cura: sono presidi civili», sottolinea Rossella Pesenti, presidente della Cooperativa sociale Il Melograno. «Per la cooperazione sociale questo significa tenere insieme qualità tecnica, professionalità e accompagnamento delle famiglie con una funzione pubblica e comunitaria orientata ai diritti, all’autodeterminazione e alla possibilità di costruire traiettorie di vita personali».
È con questa prospettiva che la Cooperativa sociale Il Melograno ha scelto di celebrare i venticinque anni dell’Airone non con un appuntamento semplicemente commemorativo, ma mettendo allo stesso tavolo istituzioni, sistema sociosanitario, Terzo settore, esperti, operatori e famiglie. Il confronto si è svolto all’interno del CDD durante una normale giornata di apertura, mentre il servizio proseguiva la propria attività: una scelta che ha reso visibile il continuo attraversamento tra servizio e territorio.

«L’Airone è un patrimonio della nostra comunità e un servizio fondamentale per le persone con disabilità e le loro famiglie», sottolinea Pierluigi Costanzo, sindaco di Pieve Emanuele. «Aver svolto questo confronto all’interno del CDD, mentre la vita del centro continuava nel suo svolgimento quotidiano, ci ricorda che la programmazione e le istituzioni hanno valore quando sanno tradursi in dignità, autonomia e relazioni concrete. La sfida di oggi è mettere sempre più al centro la persona attraverso un Progetto di Vita personalizzato».
Nel videomessaggio inviato per l’anniversario, Alessandra Locatelli, ministra per le Disabilità, ha indicato nei 25 anni dell’Airone un traguardo costruito attraverso storie ed esperienze che hanno contribuito a far crescere una nuova consapevolezza sulla disabilità. Guardando alla riforma, ha richiamato una prospettiva centrata sulle potenzialità, sulle capacità e sul valore di ogni persona e su un Progetto di Vita capace di tenere insieme salute, relazioni, attività, scelte e aspirazioni. La direzione, ha sottolineato, è rendere i servizi sempre più flessibili e vicini alle esigenze delle persone con disabilità e delle loro famiglie.
«Molte innovazioni della cooperazione sociale precedono le norme: nascono dalle domande delle persone e delle famiglie e dalla capacità di leggere ciò che manca in un territorio», osserva Francesco Gatti, vicepresidente della Cooperativa sociale Il Melograno. La storia stessa dell’Airone – sorto su un’area un tempo degradata e trasformata in luogo di comunità grazie all’iniziativa di un gruppo di genitori di Pieve Emanuele riuniti poi nella Cooperativa sociale Ezio (fusa con il Melograno nel 2021) – mostra come il cambiamento possa nascere dalle pratiche e venire poi riconosciuto e sostenuto dalle norme. Tra gli interventi della mattinata, anche quello di Mimmo Crisafi, tra i pionieri di quel percorso e nel 2025 premiato con la benemerenza civica del Comune di Pieve Emanuele per il suo impegno per l’inclusione e la solidarietà.

Dal confronto è emersa una convinzione condivisa: il Progetto di Vita previsto dal D.Lgs. 62/2024 non può diventare semplicemente un nuovo documento o un ulteriore adempimento amministrativo. Richiede un cambiamento culturale e organizzativo che parta dai desideri, dalle preferenze e dalle possibilità della persona e tenga insieme dimensione sociale, educativa, sanitaria, abitativa, lavorativa e relazionale.
«Trasformare i bisogni in progetti, i limiti in ponti e l’assistenza in libertà»: è la sintesi proposta da Eleonora Parzini, coordinatrice del CDD L’Airone. Nel lavoro quotidiano, spiega Parzini, significa partire dalle competenze e non dalle mancanze e costruire sostegni che consentano alla persona di partecipare. «Il risultato educativo acquista senso quando amplia concretamente la vita possibile»: le competenze sperimentate nel CDD devono poter diventare opportunità nelle relazioni, nel tempo libero, nelle vacanze e nei contesti ordinari della vita.

Virginio Marchesi, presidente provinciale UNEBA Milano, colloca questa trasformazione in una storia più lunga. Dopo la stagione della deistituzionalizzazione e la progressiva crescita della componente sanitaria nei servizi, il D.Lgs. 62/2024 rappresenta, nelle sue parole, una «rivincita del sociale»: un riequilibrio che riporta al centro relazioni, contesti, partecipazione e desideri. Anche l’idea di autonomia va ripensata: «si può scegliere e decidere una direzione per la propria vita anche quando si ha bisogno di sostegni importanti, va rotto il paradigma della causalità tra autonomia e indipendenza». Il compito dei servizi è rendere praticabili quelle scelte.

Dalla prospettiva della sperimentazione territoriale, Federica Rolli, direttore sociosanitario di ATS Città Metropolitana di Milano, richiama la necessità di una regia reale fra i diversi soggetti. «Sedersi intorno a un tavolo non è sufficiente»: le Unità di Valutazione Multidimensionale devono mettere la persona nelle condizioni di partecipare, far emergere desideri e obiettivi e individuare i sostegni necessari a ridurre la distanza fra ciò che si desidera e ciò che può essere concretamente realizzato. Il rischio da evitare, avverte Rolli, è che la pressione di procedure, piattaforme e tempi amministrativi svuoti di significato la riforma. Il Progetto di Vita può invece diventare un «moltiplicatore della progettazione», ricomponendo risorse sanitarie, sociali, educative, lavorative e abitative oggi spesso frammentate.
Per Gianni Autorino, coordinatore del Tavolo nazionale Disabilità di Legacoopsociali, questo passaggio chiama in causa direttamente anche il futuro dei servizi diurni: «i centri possono essere sempre più nodi territoriali, capaci di distribuire opportunità e mettere in connessione la persona con i diversi contesti di vita». La strada indicata è quella dell’amministrazione condivisa, attraverso co-programmazione e co-progettazione tra istituzioni e Terzo settore, accompagnata da formazione diffusa. Anche qui resta centrale un principio: procedure e piattaforme sono strumenti, mentre ogni progetto deve restare coerente con la storia irripetibile della persona.

Manlio Mele, referente gestionale della Cooperativa sociale Il Melograno, riporta la riflessione alla responsabilità specifica della cooperazione. «Ogni servizio è un segmento di una traiettoria più ampia: non esaurisce la vita della persona e non può definirne da solo il futuro». Per questo una cooperativa deve continuare a garantire servizi solidi, professionalmente qualificati e capaci di sostenere anche le situazioni più complesse, ma senza ridursi a semplice erogatore. «La funzione cooperativa si gioca anche nella capacità di modificare i contesti, costruire relazioni e produrre comunità».

È in questo quadro che il CDD mantiene una funzione essenziale: non un luogo da superare, ma uno dei nodi del Progetto di Vita, capace di mettere in relazione le competenze, i sostegni e le relazioni costruite nel servizio con gli altri contesti della vita della persona. Una connessione particolarmente importante nei momenti di passaggio, dalla fine della scuola alla residenzialità e all’invecchiamento.
Anche la domanda del “Dopo di noi”, emersa dalle famiglie, richiama questa responsabilità: costruire continuità di vita preservando appartenenze, relazioni e legami con il territorio. È una sfida che interpella istituzioni e Terzo settore e che richiama quella da cui, oltre venticinque anni fa, nacque lo stesso Airone.
Venticinque anni dopo la sfida conserva la stessa natura: partire dalle persone per costruire ciò che ancora manca. Per Il Melograno significa mettere l’esperienza maturata a disposizione di un confronto stabile con famiglie, istituzioni, sistema sociosanitario e Terzo settore sul futuro del welfare per la disabilità.

